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Ubik di Philip K. Dick

10 Marzo 2017 Di Daniele Imperi Lascia un commento

Ubik di Philip K. DickHo comprato questo romanzo perché ero curioso di leggere Dick e in seguito ho preso altre tre sue opere. Questa è la prima che ho letto, perché alcuni mi hanno consigliato di iniziare proprio da Ubik, ritenuto un capolavoro.

Sinceramente non riesco a vedere dove sia il capolavoro, alla fine della lettura sono rimasto deluso sotto molti aspetti del libro. L’ho finito perché è un romanzo breve, altrimenti avrei lasciato perdere.

Per i primi otto capitoli Ubik si è rivelato una storia noiosa, quasi incomprensibile, con un uso eccessivo di dialoghi che non mi hanno permesso di focalizzare bene l’ambiente in cui si muovevano i personaggi.

A partire dal nono capitolo il romanzo si è movimentato un po’, lasciandosi alle spalle la staticità delle pagine precedenti e tuttavia non guadagnando punti nella mia valutazione.

Un errore che è stato commesso nella storia è proprio la sua ambientazione temporale: negli anni ’90, ossia solo 20 anni dopo la sua scrittura. Negli anni ’50 l’uomo non era ancora sbarcato sulla Luna, dunque sembra illogico pensare che poche decine di anni dopo possa perfino creare colonie su Marte. Ricordo una storia del grande Asimov, ambientata nell’anno 12000: un tempo ragionevole per una tecnologia all’avanguardia.

L’intero romanzo si basa su dei poteri psichici che, secondo me, fanno perdere il senso del romanzo di fantascienza. Di questo genere all’interno di Ubik c’è ben poco a mio parere: a me non ha dato la sensazione di leggere un romanzo di fantascienza.

Fin dalle prime pagine Dick introduce termini inventati di oggetti e strumenti, senza tuttavia spiegare in qualche modo al lettore di cosa si tratta. Il paragone con Asimov torna, autore che era in grado di far capire perfino il funzionamento della tecnologia avanzata che introduceva, con parole chiare e semplici.

Una caratteristica di Ubik è la presenza all’inizio di ogni capitolo di un messaggio promozionale su questo fantomatico prodotto, inserito a mo’ di citazione. Messaggio che disorienta il lettore, poiché solo nell’ultima parte del romanzo si menziona improvvisamente questo Ubik.

Nella storia è presente un elemento quasi soprannaturale, la cosiddetta semivita, morti in grado di dialogare coi vivi… non so se possiamo davvero far rientrare questo elemento nella fantascienza, di certo rientra nella fantasia.

Una tecnologia comunque troppo avanzata – se vogliamo parlare di tecnologia – per soli vent’anni nel futuro.

Ciò che mi ha lasciato più perplesso in Ubik – e che appare anche fuori di logica – sono stati gli oggetti parlanti, come le porte, il frigorifero, ecc. Oggetti che non si limitano a parlare, ma si burlano perfino del protagonista. Ho trovato questa idea ridicola e assolutamente fuori luogo in una storia del genere.

In definitiva Ubik si è rivelato un romanzo di cui ho capito ben poco, fine compresa, che non mi ha lasciato nulla e che mi avrebbe impedito di acquistare altre opere di Philip K. Dick se non le avessi già acquistate prima di leggerlo. Un errore da non ripetere con altri scrittori.

La lettura non è stata quindi piacevole, sebbene scorrevole, né coinvolgente. Lo stile di Dick, almeno in questo romanzo, non è per me nulla di eccezionale, anzi non riconosco uno stile. Non ho visto una forza narrativa in grado di trascinare il lettore capitolo dopo capitolo.

  • Ubik di Philip K. Dick (tit. orig. Ubik)
  • Fanucci
  • 229 pagine
  • aprile 2001

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