Il giocatore di scacchi di Maelzel di Edgar Allan Poe

Il giocatore di scacchi di Maelzel di Edgar Allan PoeQuesto saggio di Poe non è molto conosciuto e neanche così facile da trovare, perché nelle raccolte complete sulle sue opere non credo che esista. Ne hanno comunque pubblicato due edizioni, almeno, e una è quella che sto per recensire.

Si tratta di un libro minuscolo, un tascabile reale, forse per giustificare le 80 pagine e i caratteri enormi di stampa, che altrimenti avrebbero richiesto un volume senz’altro più piccolo.

Edgar Allan Poe, grande critico e osservatore, non solo scrittore di storie dell’orrore o di polizieschi, esamina ne Il giocatore di scacchi di Maelzel un’invenzione del 1769, del Barone Kempelen. Chi ha letto tutti i racconti di Poe ricorderà questo cognome, Kempelen, nel racconto Von Kempelen e la sua scoperta. I due nomi sono legati.

Il giocatore di scacchi di Maelzel ha la sua prima pubblicazione nell’aprile del 1836, sulla rivista Southern Literary Messenger. Ma fu scritto da Poe fra il 1835 e il 1836.

Che cosa è Il giocatore di scacchi di Maelzel? È un automa, che veniva portato in giro per sbalordire il pubblico, che giocava a scacchi con un qualsiasi giocatore. L’automa fu poi venduto nel 1783 a Maelzel.

Poe introduce quindi la storia di questa macchina, analizzando come fosse un investigatore i fatti e proponendo, come in una vera indagine, gli elementi a favore e quelli contro la natura robotica del giocatore di scacchi.

Molti sostennero che si trattasse di un falso, ossia che all’interno dell’automa vi fosse un uomo in grado di vedere le mosse dell’avversario in modo da fare le sue, ma nessuno, eccetto Poe, è riuscito a offrire con una meticolosità quasi maniacale una valida soluzione al caso.

Il saggio va quindi letto in varie chiave, quella storica che ci fa conoscere una sorta di moda del XVIII secolo – Poe accenna infatti a una serie di altri automi realizzati – quella puramente saggistica, perché si tratta in fondo di un’opera critica, e quella in un certo senso poliziesca, perché Poe sembra proprio affrontare il tema come un caso del suo personaggio Dupin.

Che Poe abbia davvero voluto indossare i panni di Dupin non si può certo dire, ma dalla lettura de Il giocatore di scacchi di Maelzel emerge comunque una passione di fondo, quella di scoprire la verità sulle burle e sui falsi che circolavano all’epoca, come una sorta di Houdini pronto a smascherare i falsi medium.

Riguardo a Daniele Imperi

Sono un blogger e web writer che scrive e legge ogni giorno. Penna blu è il mio blog principale, un luogo aperto in cui parlare di scrittura, blogging, editoria e lettura.

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