Il mestiere dello scrittore di John Gardner

Il mestiere dello scrittore di John GardnerAvevo sentito parlare bene di questo libro, dicevano che fosse discorsivo, scorrevole, scritto più come un romanzo che come un manuale. E avevano ragione. Il libro si legge velocemente, perché l’autore, che ha faticato non poco per pubblicare, non ci parla come un insegnate, anche se in vita ha insegnato.

In realtà il titolo italiano è fuorviante. Il mestiere dello scrittore può far nascere un’errata interpretazione di ciò che davvero vuol comunicare al lettore – all’aspirante scrittore – il libro di John Gardner.

On Becoming a Novelist è invece più diretto e, soprattutto, più in linea con quello che ha scritto l’autore al suo interno. Diventare romanziere avrebbe dovuto essere tradotto. Anche se quel titolo potrebbe farlo sembrare il manuale che invece non è.

Romanziere, non scrittore. Perché John Gardner punta le luci sull’attività del romanziere, sullo scrivere romanzi. Ecco qui che il titolo italiano è troppo generalista per adattarsi all’opera che introduce.

Non ci sono consigli sulla scrittura, perché il libro parla del romanziere e si presuppone che uno abbia come minimo le qualità – e la fantasia – per scrivere storie. Un romanzo viene visto da Gardner come un’opera colossale, come una creazione che succhia le forze allo scrittore.

La stessa idea di Cormac McCarthy sui romanzi: opere che segnano una parte della vita di chi scrive. E Gardner, sebbene sempre con un tono amichevole, tranquillo, non compie giri di parole per scoraggiare chi non se la sente di affrontare una produzione del genere.

Nel suo libro affronta parecchie tematiche interessanti, dai seminari sulla scrittura, all’istruzione che deve possedere un aspirante scrittore, ci parla del suo carattere, del carattere del giovane scrittore, mettendolo a nudo e analizzando e scoprendo tutti i suoi difetti, affronta il problema della pubblicazione e della fiducia che deve ottenere lo scrittore emergente.

Tutto ciò è scritto sulla base della sua esperienza letteraria. E Gardner lo dice. Non si discosta mai da questo proposito: quello di raccontare una parte della sua vita, quella dedicata alla scrittura e alla pubblicazione.

È un libro diverso da On Writing di Stephen King, sebbene le due opere siano simili sul piano tematico. Entrambi i libri parlano di esperienze dirette nel campo della scrittura e dell’editoria, ma lo fanno con linguaggi differenti.

L’approccio di John Gardner è più umile. Per tutto il libro non fa altro che descrivere ciò che ha provato, che ha vissuto, che ha riconosciuto durante gli anni dell’insegnamento e quelli della scrittura. È il suo modo di raccontare come è diventato romanziere.

Talvolta il libro assume perfino toni filosofici, ma non è mai noioso. Anzi, pagina dopo pagina si fa sempre più interessante, coinvolgente. Possiamo soltanto apprendere da un perfezionista come Gardner: uno scrittore che impiega un anno per scrivere le 100 pagine di 3 capitoli di un suo libro è uno scrittore che conosce il suo mestiere.

Riguardo a Daniele Imperi

Sono un blogger e web writer che scrive e legge ogni giorno. Penna blu è il mio blog principale, un luogo aperto in cui parlare di scrittura, blogging, editoria e lettura.

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