Suttree di Cormac McCarthy

Suttree di Cormac McCarthySuttree è considerato probabilmente il miglior romanzo di McCarthy, un lavoro si dice in parte autobiografico. È anche il suo romanzo più lungo e forse anche il più poetico.

La storia è ambientata negli anni ’50 e come sempre McCarthy parla di gente comune, che deve lottare per sopravvivere in un mondo difficile. Suttree è un uomo giovane, ma ci appare molto più vecchio della sua età, stessa sensazione che ho avuto col protagonista di Figlio di Dio.

Dalle pagine del romanzo emerge il desiderio dell’autore di ottenere dalla sua scrittura tutta la drammaticità e la poesia possibili, riuscendo in pieno in questo intento. Eppure Suttree non manca di offrire al lettore anche alcune scene di malinconico umorismo.

Tutto ciò non fa che ribadire il realismo della storia, quasi tangibile nella forza narrativa di Cormac McCarthy, che sfrutta le parole come pochi sanno fare e ha la facoltà di mescolarle in un flusso sia scorrevole sia aulico.

In Suttree, più che in altri romanzi, cogliamo l’elevata padronanza della lingua che possiede lo scrittore e soprattutto la profonda conoscenza del mondo che sta raccontando. Le sue metafore, le sue descrizioni affascinano e meravigliano.

McCarthy preferisce caratterizzare i personaggi attraverso le loro azioni e i loro dialoghi. Il calmo e riflessivo Suttree si accompagna a una sorta di macchietta, come una spalla, che troviamo nella figura di Harrogate.

Sono questi i personaggi principali, a cui se ne accompagnano altri che entrano in scena in vari momenti della vita di Suttree. Ma questi due sono forse quelli caratterizzati meglio, forse perché sono uno l’opposto dell’altro.

L’incipit del romanzo sembra quasi del tutto staccato dal resto. Col suo corsivo McCarthy ci introduce nella sua storia, parlando con una prosa unica al lettore e annunciando un mondo che sembra quasi onirico ma che in realtà è quello odierno e vero.

E spiazza il lettore, infine, quando descrive lo stato di incoscienza di Suttree, rendendo vivida la sua malattia con trovate letterarie sapienti e ragionate.

Suttree percorre i binari della propria vita arrancando come un vagabondo e sfruttando le situazioni. Tutto ciò lo porterà a prendere una decisione, l’unica possibile.

E la fine del romanzo ha un sapore già conosciuto in Fame di Knut Hamsun. Altri tempi e altri paesi che sono uniti dalla durezza e dalla drammaticità dell’esistenza in una città che non può dare ai propri figli un futuro e un perché.

  • Suttree di Cormac McCarthy (tit. orig. Suttree)
  • Mondolibri su licenza Einaudi
  • 550 pagine
  • aprile 2010
Riguardo a Daniele Imperi

Sono un blogger e web writer che scrive e legge ogni giorno. Penna blu è il mio blog principale, un luogo aperto in cui parlare di scrittura, blogging, editoria e lettura.

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